Pensavo che non sarebbe durato a lungo

Gli incontri si moltiplicano, e questa volta non sarà un intervista. Durante una delle tante conversazioni con l’Anonimo del film, ossia con il personaggio reale la cui storia ha ispirato la regista nel tratteggiare quel filo rosso personale che si intreccia con le vicende della Bielorussia, lui improvvisamente ha pronunciato tutte d’un fiato le parole che qui riporto. Ho osato parlare solo alla fine, dopo averlo ascoltato in silenzio. Voglio offrire le sue parole anche alla riflessione di chi mi legge, perchè sono le parole della gente migliore della Bielorussia, che davvero merita almeno il nostro ascolto.

Sono ormai passati quasi 20 anni. Un’intera generazione è cresciuta. Quando è arrivato Lukashenko io avevo 18 anni, adesso ne ho 37. Tutta la mia gioventù, che avrebbe potuto svolgersi altrimenti, per colpa sua è andata come è andata.

E di questo non lo potrò mai perdonare. Il mio paese è stato strappato dal mondo, è stato proiettato nel passato, indietro di molti anni.

Non voglio aspettare ancora e ritrovarmi in un paese libero ormai da pensionato.

Avrei voluto impegnarmi per il mio paese. Lukashenko ha trovato un paese in condizioni migliori di tanti altri stati del blocco ex-comunista. Negli anni novanta da noi c’era tutto, l’economia era viva, se fossimo entrati nell’Unione Europea adesso saremmo un paese forte.

Ma lui ha fatto di tutto per restare negli anni ’70, e adesso le risorse sono finite. La dittatura non ha più di che alimentarsi, e si fa via via più dura, è come impazzita, non ha più dove trovare le risorse. E tutto questo si riversa sulla gente.

La maggior parte della persone di talento, di valore, intraprendenti, se ne sono andate. Non si occupano di politica, non lottano. Volevano fare semplicemente una vita normale. Perchè combattere contro i carri armati? Hanno deciso di andarsene negli Stati Uniti, in Europa. Chi vicino, in Polonia, chi lontano, anche in Australia. So di tanta gente che è emigrata là.

Questa gente si è ormai dimenticata della Bielorussia. Hanno qui le radici, ogni tanto ritornano qui come si viene a visitare una riserva esotica. “Voi siete rimasti ancora a quei tempi?” ci dicono.

Se io 20 anni fa avessi saputo che sarebbe stato ancora così, anche io me ne sarei andato. Ma io pensavo che non sarebbe durato a lungo. Cinque, massimo dieci anni. Quando sono passati 15 anni è andato ancora peggio. E io non ho più vent’anni, ne ho 37. Devo decidermi, perchè è la mia ultima possibilità. Poi non servirò più a nessuno.