Lettera alla regista, Ekaterina Kibalchich

Ekaterina Kibalchich, regista del film “Sogno Bielorusso” (titolo originale “Белорусская мечта”) è venuta a sapere che ho realizzato la versione italiana del suo film. Mi ha scritto una lettera, ringraziandomi e chiedendomi perchè avessi scelto proprio il suo film.

Allego qui un frammento della mia risposta, tradotto in italiano:

Ho scelto di tradurre il tuo film, che ho trovato per caso cercando su Internet informazioni sulla Bielorussia, perchè penso che sia veramente una piccola perla.

E scrivo “piccola” solamente perché si vede che è un film fatto con un budget ridotto, con tante scene realizzate montando materiale della televisione russa, materiali di repertorio o filmati fatti con i telefonini della gente presente alle manifestazioni.

Ma il film è grande per due motivi.

Il primo è il contenuto.

E’ una vera “enciclopedia” sulla realtà della Bielorussia di oggi, è un “corso accelerato” per ignoranti completi di Bielorussia, che alla fine dei 55 minuti di film diventano, parlando rispetto alla media italiana (e immagino anche europea) dei veri “esperti” di Bielorussia. La quantità di informazioni trasmesse è impressionante.

E sono informazioni molto imparziali, ci sono anche quelle “scomode” per chi è dalla parte della libertà e della democrazia in Bielorussia. Il film mostra tra l’altro la debolezza, la frammentazione, la mancanza di unità dell’opposizione bielorussa.

Il film fa vedere anche i sostenitori autentici di Lukashenko, le “donne di Babrujsk” del tuo film, tutto quel mondo periferico, di campagna, che in fondo non ha mai conosciuto la democrazia ed è passato dal regime sovietico a quello di Lukashenko. Gente con mentalità feudale, a cui non da fastidio avere un Padrone invece di un governo democratico, basta che il Padrone garantisca il pane. Il film fa capire che sicuramente una parte dei voti che Lukashenko si attribuisce sono voti espressi davvero per lui. Quale percentuale sia andata veramente a lui nelle elezioni del passato, e quale si sia aggiunto da solo, questo forse non lo sapremo mai.

Il narratore nel film dice “Ho visto che in Bielorussia c’era tanta gente come me. A Minsk eravamo la maggioranza.” E’ l’altra Bielorussia, più consapevole, istruita, di gente di città, che è un altro mondo rispetto alla campagna e alla remota provincia.

Nel film si vedono tante cose. Si vede che è una dittatura “europea”, dove il regime deve comunque darsi una parvenza di democrazia. Si vede l’arroganza delle autorità, le parole del regime arroganti e offensive.

Altre cose si capiscono di meno nel film, cose importanti che ho capito cercando materiale sulla Bielorussia, ma il film non poteva parlare di tutto. Di queste cose voglio scrivere nel mio sito, soprattutto traducendo articoli verso l’italiano. In ogni caso la ricchezza di contenuto del film è impressionante.

Il secondo motivo per cui il film è grande è la forma.

La sceneggiatura, l’unione dei pezzi del mosaico bielorusso con la voce del narratore, il montaggio, la scelta delle musiche sono veramente eccezionali. Da frammenti di riprese, con poveri mezzi ma con tanta capacità artistica e tanta capacità di comunicare hai realizzato un film che tiene incollati davanti allo schermo per tutti i suoi 55 minuti.

E questo è molto importante. C’è un’inflazione di informazioni nel mondo, e c’è un deficit di solidarietà, di interesse. Bisogna essere bravi, bisogna essere coinvolgenti, accattivanti, per vincere il disinteresse, la pigrizia mentale della gente.

E nel tuo film c’è questa capacità, c’è uno stile fresco, leggero, con ironia, anche quando parla di cose serie e in fondo drammatiche. C’è una grande speranza, anzi direi che c’è il senso di una certezza della futura caduta del regime. C’è un ottimismo sul futuro e questo è il segno che l’anima non è stata spenta.

Il problema non è “se”, ma “quando” il regime finirà, con la consapevolezza che il tempo è prezioso e che gli anni sprecati non ritornano. C’è fretta e urgenza, anche perché come dice una donna nel film “quando il presidente se ne andrà, perché alla fine se ne dovrà andare, non penso che tutto cambierà all’improvviso. Dovremmo fare molti sforzi per cambiare quello che vogliamo cambiare”.  Tuttavia, leggendo, incontrando, parlando con tanta gente, mi sono reso conto che l’informazione e l’attenzione internazionale sulla Bielorussia aiutano davvero la causa della democrazia, moderano e frenano l’oppressione e la violenza del regime, e forse possono accelerare i cambiamenti, o aiutare la futura fase di transizione alla democrazia.

Per questo ho deciso di realizzare la versione italiana del tuo film e soprattutto di lavorare per promuoverlo e per promuovere, a partire dal film, un interesse verso la Bielorussia. Mi sembra che il tuo film abbia la forza per poter interessare tanti al destino del tuo paese. Forse non tutti, ma almeno la parte migliore degli Italiani, quelli che provano a vivere pensando non solo a se stessi.