La libertà è una sottigliezza da Europei

Dopo tante conversazioni con persone contrarie al regime, finisco per incontrare, proprio là dove non me lo aspettavo, chi praticamente lo sostiene. La cosa sorprendente è che si tratta di una giornalista del BelaPAN, un’agenzia di stampa indipendente bielorussa. Alcuni dei filmati originali utilizzati nel film “Sogno Bielorusso” provengono proprio dall’agenzia BelaPAN, come si vede nei titoli di coda, e bisogna tenere presente che in Bielorussia la parola “indipendente” in larga misura significa “di opposizione”.

Con l’occasione del mio viaggio incontro a Minsk per la seconda volta una persona conosciuta in Europa, che finora non sapeva nulla del mio lavoro per la Bielorussia. Così all’inizio della conversazione le racconto del mio primo contatto con la Bielorussia attraverso i suoi connazionali all’estero, del mio lavoro per la versione italiana del film e per il sito informativo. Con mio stupore non la vedo particolarmente interessata. Alla fine non riesce a contenere la sua irritazione e sbotta:

Ma insomma, che cosa vuoi da me?

Vorrei capire in che modo qui in Bielorussia si percepisce che non c’è libertà.

Mi sembra che tu esageri la situazione. Si, certo non abbiamo la libertà di stampa, non abbiamo la libertà di riunirci pubblicamente, questo è vero. I media non sono liberi, non è possibile protestare. Cos’altro?

Alcune persone che ho incontrato, piccoli imprenditori, liberi professionisti, mi hanno detto che manca anche la libertà economica. Il piccolo business non esiste, esiste solo quello grande, controllato dallo stato.

Si, non abbiamo qui il piccolo business, ma non so perché.

Molte persone parlano di un’altra libertà che manca: si sentono controllati, hanno paura di fare qualsiasi cosa che li possa distinguere dalla massa, perché hanno paura dello stato. E’ vero o no?

E’ difficile rispondere a questa domanda. Forse siamo più limitati della gente in Europa, ma non in tutti i campi. Per quanto riguarda la politica si, se uno critica subirà delle cattive conseguenze.

Ho conosciuto personalmente un docente universitario di Minsk che è stato licenziato perché si era candidato ad una elezione locale. Gli hanno detto: “O ritiri la candidatura, o perdi il lavoro”. Non si è ritirato e lo hanno licenziato.

Beh, si, le persone che si occupano di politica hanno problemi…

Insomma è una dittatura o non è una dittatura?

Si, è una dittatura, ma la gente non vive solo di politica. Lui è al potere da oltre 18 anni. La gente si è abituata a questo, quelli che non sono d’accordo lasciano il paese. Gli europei sono diversi…

Voi non siete europei?

Intendo la gente dell’Unione Europea. Gente più ricca, ha il benessere, ha il tempo per pensare a tutte queste sottigliezze, chiedersi se c’è libertà o non c’è libertà. Per la gente qui altre cose sono importanti. Quelli che vogliono vivere in una società democratica possono sempre lasciare la Bielorussia. Ognuno sceglie quello che vuole fare…

Scegliere? Qui non potete scegliere. Parli di scappare dal paese…

Forse la situazione non è così terribile, se fosse così terribile ci sarebbero più proteste. Forse la democrazia, al nostro livello di sviluppo, non è la questione più importante.

Ho letto il saggio di un politologo che dice che i Bielorussi non hanno bisogno della democrazia...

No, noi abbiamo bisogno della democrazia, ma non è la prima cosa di cui abbiamo bisogno. La gente come prima cosa si preoccupa del benessere materiale, economico.

Quindi le persone che dall’estero si interessano della vostra libertà, come me ad esempio, sono degli stupidi che si preoccupano di cose non necessarie?

Non so. Per me è strano che della gente dall’estero interferisce. Siamo uno stato sovrano e indipendente. Per esempio si parla della gente picchiata durante le manifestazioni. Ma questo succede anche in Gran Bretagna, succede in tanti paesi. E’ strano che qualcuno da fuori è cosi interessato in un paese straniero…

La faticosa conversazione continua, e mia interlocutrice mi accusa tra l’altro di parlare con interlocutori “scelti”, selezionati nell’ambiente dell’opposizione. Le spiego che in questo viaggio sto apposta parlando con tanta gente normale, scelta a caso, che non sa niente del mio lavoro per la Bielorussia. In conclusione la invito a vedere il film “Sogno Bielorusso”, che non aveva ancora visto. Alla fine lei mi lascia con queste parole:

“Tu sei troppo appassionato per essere un osservatore.”

Le rispondo Sono un osservatore appassionato! chiudendo la conversazione con una risata, mentre dentro di me riecheggiano le parole “non ci resta che piangere”.

Mi sono domandato se in qualche maniera le sue risposte potessero essere dovute al timore che fossi in qualche modo una “spia”. Ma il modo in cui ci siamo incontrati lo esclude assolutamente: trovandosi in una città straniera lei aveva fermato un passante a caso per chiedere un piccolo aiuto. Il passante ero io, fermato da una donna a caso su una strada che non avevo nessun motivo per percorrere. Insomma, una casualità da manuale.

Peccato che se la “casualità” del dicembre 2012 ha fatto nascere in me la simpatia per questo popolo, questa seconda casualità mostra una Bielorussia che davvero non attira. La domanda se la mia interlocutrice sia contraria o a favore del regime è puramente filosofica. La verità è che lei in pratica, con il suo atteggiamento, sostiene il regime, e lo fa con i guanti bianchi. Non si dichiara a favore del regime: se lo facesse a noi europei democratici farebbe scattare gli anticorpi contro il “cattivo” di turno che sostiene il dittatore. Allora dice “si, è una dittatura” ma poi aggiunge “a noi va bene così, non impicciatevi”.