La censura su Internet in Bielorussia

Il portale regionale bielorusso Ximik.info ha pubblicato un articolo con i risultati di una piccola indagine sulla possibilità di accesso ai siti “indesiderati” dal regime. Di seguito la traduzione dell’articolo.

Il regime utilizza diversi metodi per il controllo e la censura delle informazioni diffuse attraverso Internet in Bielorussia. Tratta questo tema un’analisi pubblicata recentemente dall’organizzazione internazionale Index on Censorship. Tra i metodi di limitazione della libertà di parola su Internet vengono indicate la manipolazione e il filtraggio dei contenuti, le tecnologie di monitoraggio e di blocco dell’accesso a determinati siti, gli attacchi di hacker e gli attacchi DDoS sui siti indipendenti, così come la repressione nei confronti degli attivisti e dei giornalisti che operano in rete.

Molti fatti che confermano i risultati presentati da Index on Censorship si sono rispecchiati anche nell’indagine condotta dal portale Ximik.info. Uno dei risultati di questa indagine è che il censore più severo risiede in noi.

Il censore interno

Gli utenti di Internet per i quali è importate il libero accesso alle informazioni, trovano le informazioni necessarie. Invece quelli per i quali è più importante restare nella beata ignoranza, restano nella convinzione che è possibile vivere bene anche senza determinate “informazioni superflue”.

La conversazione del corrispondente di Ximik con un giornalista di un giornale locale della regione di Vitebsk lo ha mostrato chiaramente. Alla domanda se apre i siti dell’opposizione al lavoro, la risposta del collega è stata negativa. Ma non sa neanche se nella sua redazione l’accesso a determinati siti è bloccato o meno, perché non ha mai provato a farlo.

Il giornalista ha sottolineato che lui scrive soprattutto sulle questioni culturali e sui problemi sociali della sua città, e che persino a casa non si interessa delle notizie che sono pubblicate da portali come charter97.org, Beloruski Partizan o Nasha Niva.

“E perché mai? Subito qualcuno verrebbe a sapere che apro certi siti” – aggiunge.
Questo significa che il giornalista, trattando nei suoi articoli le tematiche culturali e sociali, si autocensura i contenuti che legge su Internet. L’unica cosa che lo preoccupa, è il divieto di navigare sui portali sociali durante il lavoro…

Dipendenti sotto controllo

E’ possibile osservare una situazione simile nel Comune di Polotsk (80 000 abitanti, a 200km da Minsk). Qui l’accesso alle fonti “pericolose” di informazioni non viene limitato.

Una delle dipendenti del Comune di Polotsk ci dice: “Puoi aprire il sito charter97.org e tutti i siti che vuoi, ma qui c’è un ufficio, dove c’è un tizio che regista quali siti e da chi vengono visitati. A fine mese l’elenco del “pensiero libero virtuale” viene consegnato all’ideologo, che successivamente interroga i dipendenti che hanno voluto conoscere posizioni diverse da quelle ufficiali.

Nella Provincia di Polotsk invece hanno deciso di non controllare l’attività su Internet dei dipendenti, ma semplicemente di bloccare l’accesso ai siti indesiderati.

Nel Comune di Novopolotsk (100 000 abitanti, adiacente a Polotsk) l’accesso ai siti “ribelli” non viene limitato, ma alla fine del mese il diretto superiore interroga i dipendenti chiedendo che cosa esattamente voleva sapere dal sito Nasha Niva o Ximik.

Tra parentesi, il sito Ximik.info è da tempo caduto dalle grazie delle persone responsabili della sicurezza ideologica e informativa della regione. A dicembre 2012 l’accesso a Ximik era possibile solo in uno dei tre Internet Point cittadini. Negli altri due era possibile visitare il sito solamente utilizzando proxy anonimizzanti oppure siti come ad esempio Google Translate. Invece charter97.org è stato bloccato solo in un posto: alla Posta Centrale.
Nell’Università di Polotsk l’accesso alle fonti sopraindicate è completamente bloccato. Ma nell’elenco dei siti bloccati non hanno inserito Nasha Niva, salidarnasc.org e dell’Associazione Bielorussa dei Giornalisti http://baj.by. Siamo riusciti anche a aprire i siti del Partito Civico Unificato e del Centro per i Diritti Umani “Viasna”.

Nella capitale è diverso

Se nella provincia la censura su Internet è abbastanza coerente, a Minsk la situazione è diversa. Nell’Internet Point centrale della capitale, Soiuz Online, http://www.soyuzonline.by al corrispondente di Ximik è stato chiesto un documento e alla domanda se si può aprire il sito charter97.org la risposta è stata positiva.

“Può aprire tutti i siti che vuole, non abbiamo limitazioni” ha spiegato il dipendente dell’Internet Point, aggiungendo: “Tra poco dovrebbero anche eliminare la registrazione dei visitatori con il documento. Si guardi in giro, i nostri clienti sono qui per i giochi online, le notizie se le leggono sui telefonini oppure a casa”.

La stessa situazione si è ripetuta in altri due Internet Point di Minsk. Nell’ultimo non ci hanno neanche chiesto il documento. Una rapida occhiata ai monitor ci ha permesso di renderci conto che i clienti non leggono le notizie dell’opposizione bielorussa, ma passano il tempo sui portali sociali o controllano la posta elettronica.

Nella principale fucina dei futuri giornalisti, l’Istituto di Giornalismo dell’Università Statale della Bielorussia, il quadro è completamente all’opposto. Nell’edificio dell’università si ha accesso a Internet mediante Wi-Fi, ma l’accesso ai principali siti dei media indipendenti è accuratamente bloccato. La cosa più interessante è che viene impedita anche la connessione a Internet 3G, che nell’edificio non funziona. I futuri giornalisti non possono conoscere le notizie “ideologicamente scorrette” neanche nel raggio di 30 metri dall’edificio, quando escono per fumare una sigaretta e per leggere le notizie sullo smartphone. Come ci hanno spiegato gli studenti dell’Istituto di Giornalismo di Minsk, è possibile accedere ai siti indipendenti attraverso proxy anonimizzanti, ma la maggioranza degli studenti legge le notizie là dove hanno una connessione mobile ad alta velocità.

Anche la connessione Wi-Fi dell’Hotel Europa saluta i suoi ospiti con un accesso alle notizie ideologicamente controllato. Qui l’accesso a charter97.org e Beloruski Partizan è bloccato.

Il piccolo esperimento condotto da Ximik non ambisce ad essere il quadro completo che presenta il problema del libero accesso ai media elettronici indipendenti e ai siti delle organizzazioni dell’opposizione in Bielorussia. Tuttavia le tendenze generali sono ben visibili. L’ordine di impedire l’accesso a determinate fonti di informazioni viene eseguito dagli ideologi nei modi più svariati. In Bielorussia lavorano scrupolosamente solo i servizi segreti, i gruppi di hacker che violano i portali sociali e i siti informativi dell’opposizione.
Non è questo tuttavia l’ostacolo principale nel libero accesso alle informazioni. La cosa più triste è quando il cittadino, per comodità e tranquillità, diventa censore di se stesso, e si impedisce l’accesso a una visione alternativa della realtà bielorussa, seguendo solamente i criteri di successo personale e stabilità

Fonte: Ximik.info
Autore: Sergei Pashkovich
Traduzione: infobielorussia.org