Il liceo trasformato in tribunale

Continuo la pubblicazione dell’intervista con l’ex allievo del liceo clandestino bielorusso. In questa seconda parte dell’intervista si parla della necessità di assumere un atteggimento di clandestinità partigiana, per non vanificare gli sforzi di resistenza al regime, e il mio interlocutore racconta del liceo in lingua bielorussa, chiuso dalle autorità e trasformato in tribunale, ma che da 10 anni continua a funzionare nella clandestinità.

Continua dalla prima parte dell’intervista.

E come fa la polizia a sapere con che macchina viaggerà l’amplificazione?

Noi non abbiamo solo la polizia normale, ma anche la polizia segreta. Qualcuno ad esempio dice per telefono: “La porti tu l’amplificazione” e la polizia ascolta tutto.

C’è stato un caso, quando la rivista Arche aveva 5000 libri che non piacevano la regime e sono stati tutti requisiti dalla polizia. Erano stati nascosti in campagna, in una baracca. Mi dirai, come hanno fatto a trovarli? Io lo so come hanno fatto, loro stessi me lo hanno raccontato: una persona ha telefonato a un’altra e ha detto “Senti, stanno cercando quei libri qui a Minsk. Portali in campagna, all’indirizzo tale, e nascondili così…”.

Ma visto che lo sapete, perchè fate così? Perchè usate il telefono come se non fosse intercettato? Perchè non entrate in una logica più di clandestinità partigiana?

Perché l’opposizione è in gran parte formata dall’elite intellettuale. E loro provano a giocare secondo le regole. Io capisco quello che dici, io stesso penso che bisognerebbe avere un atteggiamento cospirativo, ma io non sono un politico. So che bisognerebbe fare così, ma non posso farlo io per loro. Ho molti conoscenti nei partiti di opposizione e a volte nelle conversazioni private dico loro “Sentite, come è possibile che vi siete fatti portare via 5000 libri in una volta sola? Non era meglio dividerli in più posti?”. E loro: “Non ci aspettavamo che sarebbe andata così”. Che ti devo dire, anche io penso che fare così è stupido.

Per esempio, in Bielorussia c’è uno scrittore molto anziano che non ha praticamente i mezzi per vivere. Abbiamo organizzato un’azione per aiutarlo: abbiamo distribuito i suoi libri raccogliendo delle offerte per aiutarlo. Ogni persona che voleva aiutarlo riceveva un libro e faceva un’offerta. L’iniziativa è stata lanciata su Internet e 500 persone si sono dichiarate desiderose di aiutare.

Io ho pensato: se raccolgo 500 persone in un solo posto questa è una manifestazione e verranno fermati dalla polizia.

Allora abbiamo fatto una variante “partigiana”: alla gente è stato detto che accanto al tal monumento ci sarà la persona che si occupa dell’iniziativa. Nel punto stabilito c’ero solo io. Arrivava una persona, una sola, e gli dicevo: “Se vuoi fare l’offerta, vai dietro a quell’angolo, c’è un’automobile bianca e li ci sono i libri e le persone che raccolgono le offerte”. La persona andava e poi ne arrivava un’altra. Così non si creava nessun assembramento. La polizia c’era, osservava, ma non si è formato nessun assembramento e non hanno fatto niente.

Sapevo che per far si che l’iniziativa avesse successo la dovevo organizzare in modo partigiano. E così ho fatto, ed è andata bene. Se avessi pensato “ho il diritto di farlo e basta” avrei riunito tutte le 500 persone nella piazza, la polizia mi avrebbe fermato, avrebbero requisito i soldi, e tutto sarebbe andato all’aria.

Sai, io sono un ex allievo del liceo in lingua bielorussa che nel 2003 è stato chiuso dal regime. Durante un’estate il nostro liceo aveva organizzato oltre 20 manifestazioni studentesche nelle quali gli studenti del liceo andavano nella Piazza. Una delle persone che organizzava le manifestazioni era Franek Viachorka. Lui già si pensava come politico, come persona pubblica, che deve essere sempre sul giornale, su Internet.

Lui mi diceva: “Usciamo per strada, facciamo una marcia fino alla Piazza”. Io dicevo: “Che dici? Per la strada la polizia ci prende, ci mette nelle camionette ed è finita”. E lui: “No, questo è impossibile perchè non facciamo niente di male, c’è la costituzione, c’è la legge…” – “Ma guardati intorno! Non c’è costituzione, non c’è legge! Ci siamo solo noi e la polizia. E dobbiamo fare qualcosa per essere più furbi della polizia. La polizia controllerà lì, sulla strada. Facciamo più gruppi, un gruppo passa da qui, uno da qui e ci incontriamo nella Piazza”.

Oggi l’edificio che una volta era la sede del liceo è un tribunale. Nell’aula di chimica ora ci sono le gabbie dove tengono gli imputati durante i processi. Ogni volta che passo per quella strada mi si stringe il cuore. Per anni ho studiato in quel liceo, guardo le finestre, ricordo che qui c’era matematica, qui lingua bielorussa, qui chimica, qui storia. Ed ora ci sono le sbarre. E’ un edificio storico, del XIX secolo, per noi questo edificio ha un grande valore simbolico. E il liceo da 10 anni continua a funzionare nella clandestinità. Gli studenti studiano nelle case private, un po’ qui, un po’ la. Io ho iniziato nel liceo normale e ho finito quando era già clandestino. Me lo ricordo bene, studiavamo nelle case dei professori, o in altri posti. E poi a fine anno scolastico dovevamo dare l’esame su 14 materie, quella sessione la chiamavamo “l’inferno”. Formalmente eravamo studenti che non erano mai andati a scuola, che avevano studiato a casa.

Quali erano i risultati? Quanti superavano l’esame?

La maggior parte superava l’esame, eravamo preparati molto bene. Tutte le classi, alunni e professori, ogni estate passano un mese in Polonia per un periodo di studio intenso, grazie al Ministero della Pubblica Istruzione della Polonia che sostiene finanziariamente il liceo, e che permette di ottenere un visto gratuito per questi campi scuola estivi.

Voi in generale non avere problemi per uscire dal paese, a parte il costo del visto? Intendo a parte le persone che sono scappate e non possono più rientrare…

La gente comune no, i problemi alla frontiera capitano spesso alle persone dell’opposizione. Se per esempio in Europa ci deve essere un qualche incontro sulle questioni della Bielorussia e qualcuno dell’opposizione va a questo incontro, allora lo fermano al confine, inventano qualche scusa, per trattenerlo e fargli perdere l’incontro.

Ho un conoscente che lavora al confine come guardia di confine. Mi ha raccontato che non sono loro a decidere chi controllare, ma l’ordine arriva dall’alto. Ricevono informazioni precise, che nel tal vagone, nel tal posto c’è una determinata persona, e che devono farlo scendere dal treno e trattenerlo per alcune ore. Non è che loro entrano nel treno e dicono a una persona a caso “scenda con noi”. Ricevono informazioni su persone concrete. E questo riguarda gente dell’opposizione, se io, persona comune, vado a Varsavia o a Vilnus a incontrarmi con gli amici per bere la birra, non mi fermeranno mai.

(fine della seconda parte)


L’entrata del liceo trasformato in tribunale, “СУД” in russo/bielorusso, come si vede nelle targhe all’entrata

I primi passi del Liceo Statale Umanistico “Jakub Kolas” risalgono alla fine degli anni ’80, quando negli ultimi anni del regime comunista un gruppo dell’elite intellettuale crea una scuola domenicale per permettere di conoscere la storia, la lingua e la cultura bielorussa, con lezioni tenute in lingua bielorussa. Allora non vi era a Minsk nessuna scuola che faceva uso del bielorusso come lingua di insegnamento.

Il liceo domenicale diventa rapidamente famoso, le richieste sono così tante che per accedervi è necessario superare un concorso. Con il disgelo politico dell’inizio degli anni ’90 il Ministero della Pubblica istruzione inizia a interessarsi al Liceo, che viene riconosciuto a settembre 1991, subito dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. In breve tempo, il 14 gennaio 1992 il Liceo riceve finalmente una sede: l’edificio della Scuola Superiore del Partito, al centro di Minsk, in via Kirova 21.

Nei successivi 12 anni di attività del Liceo i professori pubblicano 80 libri di testo, oltre a numerosi vocabolari e traduzioni in lingua bielorussa dei classici per bambini e ragazzi. I quadri didattici comprendono sin dall’inizio che lo scopo del Liceo è non solo l’insegnamento in lingua bielorussa ma soprattutto elaborare i contenuti di una istruzione depurata dai dogmi del totalitarismo sovietico e democratizzare il processo stesso di insegnamento. Nascono filiali del Liceo in altre città della Bielorussa, gli alunni del Liceo vincono regolarmente nelle olimpiadi scolastiche e superano gli esami di ammissione nelle migliori università bielorusse ed estere. Il Liceo diviene non solo scuola, ma centro culturale, polo di aggregazione.

Con l’ascesa al potere di Lukashenko per il Liceo iniziano i problemi. Uno dei primi ordini del presidente è proprio quello di ritirare tutti i libri di testo pubblicati dopo il 1991. In poco tempo vengono chiuse le filiali del Liceo e vengono ridotti i finanziamenti. Successivamente il Ministero della Pubblica Istruzione, in accordo con il Consiglio dei Ministri, nomina una nuova direttrice del Liceo. Quando la nuova direttrice si presenta al lavoro i professori scoprono che non conosce la lingua bielorussa! Il Liceo si rifiuta di accogliere la nuova direttrice, il Ministero le fa frequentare un corso di lingua bielorussa, ma la direttrice non riesce comunque a superare l’esame finale del corso.

Nel frattempo il Liceo è soggetto a continui controlli, che ne verificano l’attività finanziaria e didattica per trovare scuse per la sua chiusura. Ma non trovano nessuna irregolarità e la commissione di controllo stessa ammette che il livello di insegnamento è “molto elevato”.

Alla fine il 25 giugno 2003 il Consiglio dei Ministri della Bielorussia emette un decreto di soppressione del Liceo Statale Umanistico “Jakub Kolas” con la motivazione: “ottimizzazione del sistema scolastico”.

Studenti e professori non accettano di essere dispersi in altre scuole, e il 1 settembre 2003 iniziano simbolicamente l’anno scolastico per strada, riunendosi di fronte al liceo. Da allora sono 10 anni che il liceo funziona ininterrottamente in maniera clandestina. Le lezioni vengono tenute in case private, oppure ospitati in diverse organizzazioni. Sono costretti spesso a cambiare posto, perchè più volte le autorità fanno pressione su chi li accoglie perchè l’ospitalità venga ritirata. Nel dicembre 2003 per la prima volta il Liceo clandestino al completo, studenti e professiori, viene invitato a Vilnius dalle autorità lituane in occasione delle feste di Natale e Capodanno, e nelle aule di un liceo di Vilnius messo a disposizione le lezioni si terranno ogni giorno, festivi compresi. E’ l’inizio di una tradizione di ospitalità degli studenti bielorussi, che vede coinvolte soprattutto la Polonia e la Lituania.