I meccanismi della facciata democratica

Sono giunto ad una delle interviste più interessanti del mio viaggio, che pubblicherò a pezzi, per riportare tutto. Il mio interlocutore è un ex allievo del liceo clandestino bielorusso, e lavora nel settore della cultura. L’incontro inizia con una sua lunga e interessante rilettura della storia nazionale della Bielorussia e dei paesi confinanti, centrata sul problema della creazione della coscienza e dell’identità nazionale. Lo ascolto con interesse, ma alla fine lo interrompo:

Dici cose vere e interessanti, ma lontane dalla vita della gente che vedo qui. Parliamo dei problemi della gente comune. Cosa vuol dire per l’uomo qualunque bielorusso la mancanza di libertà?

Va bene, ti parlerò dal punto di vista dell’uomo comune. Ad esempio dei miei genitori, che lavorano in una azienda statale. Loro non possono andare ad una manifestazione, perché verrebbero licenziati. Non possono rilasciare interviste ai media indipendenti, perché verrebbero licenziati. Se io, loro figlio, vado ad una manifestazione come semplice cittadino, non avranno problemi, ma se fossi un attivista, ad esempio del “Fronte Giovanile” (movimento giovanile di opposizione) se alla manifestazione impugno il microfono e dico qualcosa, allora loro rischiano il licenziamento. Se il KGB non può colpire me direttamente, colpisce loro.

Il rischio è solo per chi ha un lavoro statale?

Non solo. Per esempio se un ragazzo o una ragazza si impegna nel “Fronte giovanile”, va alle manifestazioni, si espone pubblicamente, e suo padre ha una ditta privata, allora in quella ditta improvvisamente arrivano i controlli del fisco, della protezione antincendio, i controlli sanitari, medici e iniziano a fare multe su multe. Se vogliono possono arrivare a far chiudere quella ditta.

Parli di esempi reali, documentati, di persone che conosci?

Si, ad esempio pochi giorni fa ho parlato con una mia amica che insegnava all’università a Minsk. Collaborava anche con un’ambasciata straniera a Minsk, come consigliere culturale. Una volta il suo superiore all’università l’ha chiamata per un colloquio. E’ entrata in una stanza e ha sentito che la porta veniva chiusa a chiave dietro di lei. Li c’era un uomo che si è presentato come funzionario del KGB. L’hanno tenuta per un’ora e mezza. All’inizio le hanno detto: “Sappiamo che lei collabora con l’Ambasciata [omissis]. A noi ci interessa molto l’Ambasciatore. Vogliamo sapere dove va, quello che fa. Ce lo racconti” – Lei ha risposto: “Io non voglio parlare di questo, non sono una spia, nè della Bielorussa, nè di paesi stranieri”. E allora lui ha ripreso: “Vede, suo padre è anziano ma ancora lavora presso [omissis]. E’ un lavoro prestigioso, non vorrà mica che alla sua età venga licenziato?” poi ha aggiunto “Lei ha un figlio, non sa che se non vorrà collaborare con noi nelle tasche di vostro figlio la polizia potrebbe trovare della droga?”. Nel caso di questa donna si sono limitati alle minacce, per un anno e mezzo ogni tanto l’hanno continuata a contattare per telefono, ma per fortuna non sono andati oltre.

Certo, se uno non si interessa delle questioni del suo paese, non si interessa di politica, lavora da qualche parte, non si interessa dei media indipendenti, questa persona non ti dice che non c’è libertà. Che cos’è la libertà per lui? La libertà è che ha una camicia, una salsiccia, un’automobile vecchia di 20 anni, ha una casetta in campagna, ha un’abitazione e ha i soldi per andare una volta all’anno al mare in Turchia. Lui non ti dirà mai che non c’è la libertà. Molti Bielorussi pensano alla libertà in maniera primitiva: se nessuno ti arresta per la strada, nessuno ti picchia, se hai i soldi per la salsiccia e la camicia, allora c’è libertà.

Per quanto mi riguarda io capisco che non c’è libertà di parola, che non c’è libertà di manifestazione, non c’è libertà di stampa, non c’è una televisione libera, a parte Bielsat (televisione satellitare indipendente bielorussa) che però sta in Polonia e qui non gli permettono di lavorare, non danno loro l’accreditamento. Il regime fa di tutto per soffocare i media indipendenti. Ad esempio Nasha Niva ha una tiratura di 7.000 copie…

Nasha Niva solo 7.000 copie? Il principale settimanale di opposizione? Allora esiste più come sito che come giornale, il sito ha oltre 100.000 visitatori al mese…

Nasha Niva 7.000 copie, Narodnaia Vola circa 20.000 copie…

Come fa lo stato a controllare la quantità di copie messe in circolazione?

Tutti i chioschi che vendono giornali e riviste sono statali. Forse nella stazione puoi trovare uno o due privati che vendono riviste, ma a loro è facile imporre quello che possono vendere o meno. E’ impossibile abbonarsi ai giornali indipendenti. C’era un tempo in cui i giornali indipendenti si trovavano nei chioschi statali, la posta li inviava a casa agli abbonati…

Quanto tempo fa?

C’erano nei primi anni di Lukashenko, fino al 2000. Poi ci sono stati anni in cui sono scomparsi del tutto: nei chioschi non c’erano, alla posta non c’erano (in Bielorussia gli uffici postali vendono anche giornali e riviste). Poi, negli ultimi anni è iniziato il “commercio” con l’Unione Europea: rilasciamo un prigioniero politico e voi ci date qualcosa in cambio. Uno degli oggetti di questo commercio erano proprio i giornali indipendenti: noi permettiamo di vendere la stampa indipendente e voi ci date qualcosa in cambio. Per un po’ i giornali indipendenti erano riapparsi veramente, ma adesso la situazione è tale che ad esempio in un chiosco c’è una sola copia del giornale.

Una sola copia?

Si, per esempio se io so che la rivista esce giovedì, io giovedì all’alba devo andare nel chiosco e comprare l’unica copia. Se arrivo per esempio a mezzogiorno la signora del chiosco mi dice: “Ce l’avevamo, ma è già esaurita”. E’ tutta una questione di facciata, nessuno può accusare lo stato di fare censura: “Quale censura dei giornali indipendenti? Permettiamo che siano venduti nei chioschi!” – “Perché non vengono offerte più copie?” – “Perché nessuno li compra.”

Nel chiosco vicino a casa mia per tre settimane di seguito ho cercato una rivista e mi rispondevano sempre che era già esaurita. Allora ho scritto alla Posta che abito nella tale via, accanto a me c’è un chiosco ed è impossibile comprare la tale rivista… E da allora hanno messo in vendita più copie. E mi hanno anche risposto che si scusano per l’inconveniente, che hanno risolto il problema e che ora potrò comprarla.

Io lo fatto, ma tanta gente semplicemente rinuncia. Tu dicevi che in Italia un personaggio pubblico bielorusso dice falsità sulla Bielorussia senza mentire formalmente (su questo vi sarà un articolo in futuro). E’ la stessa cosa che fa il regime con questi giornali. Quando loro dicono che la stampa indipendente è liberamente venduta nei chioschi e alla posta, non mentono. Solo che non dicono che ce n’è una sola copia. E’ un modo intelligente: non mentire e non dire la verità. E fanno così in tanti, tanti modi.

Per esempio in Bielorussia esiste una “lista nera” degli artisti, come ad esempio i Lapis Trubeckoi (nella foto), Levon Volski e tanti altri. Se uno di questi “artisti proibiti” vuole fare un concerto il regime non dice di no. Ma poi la sala da concerto comunica che hanno un guasto idraulico, un guasto elettrico, o che la sala è prenotata per l’anno intero a venire. Oppure dicono di si, il concerto viene organizzato, e il giorno stesso c’è un “guasto”. Non c’è la luce è non si può fare il concerto. Agiscono in maniera molto furba. Non dicono “no” e basta, trovano sempre una scusa.

Perché il regime si preoccupa di mantenere questa parvenza di democrazia?

Perché vogliono mantenere il dialogo con l’Unione Europea.

Solo per questo?

Si, solo per questo, non è una preoccupazione di quello che penserebbero i Bielorussi. Noi ci troviamo tra Russia e Unione Europea. Anche se i contatti con la Russia sono intensi, la Bielorussia non può rinunciare ai contatti con l’Unione Europea. Per questo viene curata questa facciata.

Un altro esempio di questa astuzia: permettono ad esempio di fare una manifestazione. Bene, per fare la manifestazione serve l’amplificazione. La persona che quel giorno porta l’amplificazione con la macchina viene “casualmente” fermata dalla polizia, con la scusa che ad esempio la macchina risulta rubata e bisogna controllare. La macchina con l’amplificazione dentro viene tenuta ferma per ore, finchè la manifestazione è finita. Allora la polizia si scusa, dice che è stato un errore e lo lascia andare. E questo è successo molte volte. Così formalmente le autorità non hanno vietato di fare la manifestazione, nè hanno vietato di usare l’amplificazione.

Continua nella seconda parte dell’intervista