Come il KGB infiltra agenti nell’opposizione all’estero

Il regime bielorusso sa bene che Internet rappresenta uno spazio di libertà pericoloso per la sua sopravvivenza. Per questo il regime, oltre alle limitazioni di accesso a determinati siti, agisce anche con attacchi informatici con cancellazione del contenuto (come è avvenuto al portale charter97.org, poi ripristinato), con cattura di password per l’accesso a email, skype e social network, ma anche inviando fisicamente agenti all’estero, per raggiungere e neutralizzare gli oppositori che agiscono via Internet. L’articolo è il resoconto di una conferenza stampa svolta a Varsavia l’8 novembre 2011.


Da sinistra a destra: Maksim Cherniavski, Viacheslav Dianov, Vladimir Kumets, Sergei Pavliukevich

L’estate del 2011 la campagna sociale “Rivoluzione attraverso i social network” aveva organizzato le cosiddette “manifestazioni silenziose” in molte città della Bielorussia. A partire dal 1 giugno 2011, ogni mercoledì alle 19:00 la gente si radunava nella piazza principale di ogni citta, senza gridare slogan. Semplicemente passeggiava e ogni tanto applaudiva. Le manifestazioni durate fino a metà luglio erano state brutalmente represse: i partecipanti venivano prelevati in strada da agenti in borghese, caricati su autobus senza targa, picchiati e arrestati. Uno dei leader della campagna, Viacheslav Dianov, aveva lasciato la Bielorussia rifugiandosi in Polonia. Ma il KGB aveva deciso di non farselo sfuggire.

Vladimir Kumets nel 2010 aveva partecipato alla campagna presidenziale di Vladimir Neklaiev, e per questo motivo era stato espulso dall’università. Subito dopo la repressione della manifestazione del 19 dicembre, la notte delle elezioni, era fuggito prima in Lituania e poi in Polonia.

L’estate del 2011 da Cracovia aveva organizzato, attraverso Vkontakte, il principale social network dell’area russofona, le “manifestazioni silenziose” in Bielorussia. A settembre 2011 Vladimir Kumets contava di poter tornare tranquillamente in Bielorussia, in quanto il suo ruolo di coordinatore e portavoce della campagna “Rivoluzione attraverso i social network” non era stato pubblicizzato. Invece subito dopo il suo rientro in patria una squadra di agenti del KGB ha fatto irruzione nel suo appartamento, arrestandolo insieme al fratello. Avevano preparato con cura delle false accuse penali, per spaventarlo e costringerlo alla collaborazione. Alla fine Vladimir Kumets ha firmato un accordo di collaborazione con il KBG, per poter tornare il libertà e far liberare il fratello.

La condizione per la liberazione di Vladimir e del fratello era svolgere attività di spionaggio in Polonia. Ogni settimana riceveva nuovi incarichi dal KGB, attraverso un indirizzo di email appositamente creato.

Vladimir Kumets appena ritornato in Polonia aveva informato Viacheslav Dianov dell’accaduto. Per oltre un mese avevano inviato false informazioni al KGB, per non destare sospetti.

Quali piani ha “Rivoluzione attraverso i social network” per l’8 ottobre? Dove si trova l’ufficio di Dianov a Varsavia? Con quali mezzi Dianov si mantiene? Chi studia con te nell’ambito del programma “Kalinowski”? Chi, all’interno del Ministero degli Esteri polacco, collabora con “Rivoluzione attraverso i social network”? – Le domande si facevano sempre più dettagliate, e il gioco diventava via via più pericoloso.

Alla fine hanno deciso di organizzare una conferenza stampa a Varsavia. “Pensavo che dopo la conferenza stampa, una volta raccontato tutto, avrei trovato finalmente pace” – dice Vladimir Kumets – “Ma mi tremano le mani. Temo di avere distrutto la vita della mia famiglia che è rimasta in Bielorussia”

Durante la conferenza stampa altre due persone hanno raccontato come sono stati arruolati dal KGB.

Maksim Cherniavski era uno studente di giornalismo all’Università Statale Bielorussa e amministratore del gruppo “Надоел нам этот Лукашенко” (Lukashenko ci ha stufato) su Vkontakte. Dopo minacce e pressioni da parte del KGB ha firmato un accordo di collaborazione. Lo hanno inviato in Polonia. Il suo compito principale era conquistare la fiducia di Viacheslav Dianov e registrare nel suo computer un programma spia. Altri compiti riguardavano partecipare a conferenze internazionali dell’opposizione e trasmettere nei dettagli le informazioni raccolte, scoprire il vero nome di uno degli amministratori di “Rivoluzione attraverso i social network” con pseudonimo Anton Skorina, e infine portare Viacheslav Dianov in Ucraina con una scusa.

L’ultimo punto richiede un chiarimento: in beffa al fatto che le forze dell’ordine di un paese possono agire all’interno dei confini nazionali, il KGB bielorusso opera illegalmente in Russia e in Ucraina. L’assenza di controlli alle frontiere tra Bielorussia e Russia permette loro di rapire gente all’estero e portarla di nascosto in Bielorussia, dichiarando che l’arresto è avvenuto nel territorio nazionale.

Maksim Cherniavski appena entrato in Polonia ha stracciato l’accordo con il KGB e ha diffuso su internet le foto della persona che lo aveva arruolato, insieme alla registrazione audio della procedura di arruolamento.

Il programma spia è stato esaminato da specialisti, ed è risultato essere una delle versioni di un programma per controllare il computer a distanza.

Il funzionario del KGB che aveva arruolato Maksim Cherniavski è stato riconosciuto come Dmitri Kolomiets, residente a Molodechno. Una volta che Maksim Cherniavski aveva reso pubblico il fatto, è stato contattato da molte persone che hanno dichiarato di avere subito simili tentativi di arruolamento da parte di Kolomiets e di altri funzionari del KGB.

Sergei Pavliukevich, amministratore di un gruppo di opposizione su VKontakte, aveva passato 10 giorni in prigione in seguito alla manifestazione del 19 dicembre 2010. Già allora il KGB aveva provato ad arruolarlo, ma lui più volte aveva rifiutato le proposte di collaborazione.

Alla fine gli agenti del KGB hanno smesso di invitarlo gentilmente a incontrarsi. L’estate 2011 lo hanno rapito per strada a Minsk e portato in una prigione fuori città. Altri agenti nello stesso momento hanno perquisito la casa dei genitori, sequestrando computer e supporti di dati.

“Mi hanno buttato a terra, a faccia in giù. Uno si è seduto sulla mia schiena e mi ha messo un sacchetto di plastica in testa. Lo ha stretto e mi ha tirato la testa all’indietro così forte da spaccarmi quasi il collo. Il secondo continuava a prendermi a calci. Quando alla fine ti fanno respirare, prendi aria e prima che stringano di nuovo il sacchetto gridi “Accetto! Firmo! Cosa devo fare?”

Allora diventano improvvisamente gentili. “Non era meglio accettare subito?” ti chiedono. Tu sorridi e fai si con la testa. Ti sei fatto dei nuovi amici. Ora bisogna vendere quelli vecchi. Anche nel caso di Sergei l’incarico riguardava la raccolta di informazioni su Dianov e su “Rivoluzione attraverso i social network”

Sergei Pavliukevich ha raccontato che inizialmente una volta liberato si era nascosto in campagna. Poi il 2 settembre ha pubblicato su youtube un video dove comunica che straccia l’accordo con il KGB. Successivamente attraverso la Russia è fuggito in Polonia.

Articolo di infobielorussia.org
Fonti: belhouse.org / Gazeta Wyborcza / openbelarus.org / belsat.eu


Maksim Cherniavski – Максим Чернявский | Viacheslav Dianov – Вячеслав Дианов | Vladimir Kumets – Владимир Кумец | Sergei Pavliukevich – Сергей Павлюкевич