Bialatski aveva chiesto: “Non inviate i dati”

Bialatski aveva visitato l’ambasciata polacca a Minsk: non è servito.

L’oppositore bielorusso Ales Bialatski è stato arrestato il 4 agosto 2011 e attualmente sconta una pena di 4,5 anni di carcere di massimo rigore, perché le autorità polacche hanno trasmesso alla Bielorussia informazioni sui suoi conti bancari, sui quali venivano inviati i fondi per per il funzionamento del Centro per i Diritti Umani “Viasna”.

Bialatski due mesi prima, a giugno 2011, aveva visitato l’ambasciata polacca a Minsk e aveva chiesto di non inviare le informazioni sui suoi conti bancari polacchi. Lo aveva fatto perché il suo avvocato lo aveva avvertito del pericolo: nei documenti dell’indagine in corso contro di lui aveva trovato la copia della richiesta di assistenza legale inviata alla Polonia dalle autorità bielorusse.

Confermano l’avvenuto incontro in ambasciata sia Valentin Stefanovich, vicedirettore del Centro per i Diritti Umani “Viasna”, che la moglie di Bialatski, Natalia Pinchuk.

In ambasciata avevano assicurato a Bialatski che le informazioni sui suoi conti non sarebbero state rivelate e che l’ambasciata avrebbe informato con urgenza il ministro degli esteri polacco, Radosław Sikorski. Il ministero degli esteri polacco dichiara tuttavia di non aver ricevuto nessuna lettera.

Ales Bialatski dopo la visita in ambasciata si sentiva più tranquillo. Era venuto in Polonia, dove si era incontrato con i rifugiati bielorussi. Aveva parlato loro della richiesta delle autorità bielorusse di trasmettere le informazioni sui suoi conti. Allora gli avevano consigliato di non tornare in Bielorussia. Bialatski era tuttavia certo che la Polonia non avrebbe trasmesso i suoi dati alle autorità della Bielorussia. Purtroppo si sbagliava: una settimana dopo la sua visita in ambasciata i funzionari polacchi hanno inviato gli estratti conto di Bialatski in Bielorussia. In tale situazione la sua condanna era inevitabile. Bialatski è stato condannato al carcere di massimo rigore con la confisca dei beni.

Il portavoce del ministero degli esteri, Marcin Bosacki, ha assicurato che il ministro Sikorski non ha ricevuto nessuna notizia circa la richiesta di Bialatski. Ha dichiarato che la diplomazia polacca aveva ricevuto allora molti segnali del fatto che il regime bielorusso avrebbe potuto utilizzare per la repressione degli attivisti la questione dei conti all’estero (erano già giunte informazioni sulla trasmissione dei dati alla Bielorussia da parte della Lituania). Il ministero degli esteri aveva messo in guardia altre istituzioni statali, in particolare quelle finanziarie. Il ministro Sikorski ha chiesto scusa a nome della Polonia per questo “errore riprovevole” e ha dichiarato che i colpevoli sono stati puniti.

Nel giorno della condanna, il 24 novembre 2012, ministro Sikorski aveva parlato con la moglie di Bialatski, Natalia Pinchuk, chiedendo scusa per l’errore della procura polacca, che aveva permesso l’arresto del marito.

“Viasna” è una delle organizzazioni non governative più conosciute in Bielorussia. Opera dal 1998, ma nel 2003 è stata soppressa per decisione della Corte Suprema della Bielorussia a motivo della partecipazione dei suoi attivisti come osservatori alle elezioni presidenziali del 2001. In seguito gli attivisti hanno provato per tre volte a registrare l’organizzazione, e ogni volta hanno incontrato il rifiuto delle autorità.

Data: 19 ottobre 2012
Fonti: rp.pl / gosc.pl / tvn24.pl
Traduzione: infobielorussia.org


Ales Bialatski | russo: Алесь Беляцкий / Александр Беляцкий | bielorusso: Алесь Бяляцкі / Аляксандр Бяляцкі